Era la “matta”, in paese nessuno l’ascoltava.Dicevano che avesse ereditato una montagna di soldi e che possedesse persino un paio di ville, a ridosso della scogliera di ponente ma che fosse matta, infatti viveva come una barbona, vestita di stracci, in un rustico in rovina, sulla collina, in compagnia solamente di una colonia di quaranta gatti.
Fu proprio lei a dare l’allarme, quella notte in cui la Marisa cadde in uno dei crateri lasciati dalle bombe che gli Inglesi avevano sganciato sul paese, nel tentativo di distruggere il ponte della ferrovia e tagliare le vie di fuga ai tedeschi in rotta verso nord; c’erano riusciti, alla fine, a centrare il ponte ma dopo sei incursioni, che rasero al suolo tutto il paese.
Con l’inverno, le buche si erano riempite d’acqua, diventando enormi e profonde pozze.
La gente accorse attorno al cratere, richiamati dalle grida della matta, e subito Giovanni-del-fontanino si adoperò per trascinare fuori dall’acqua scura la Marisa, che era svenuta.
La matta continuava a gridare: “La piccina! La piccina! Ho visto la piccina!”…..ma era la “matta”, in paese nessuno l’ascoltava.
“Smettila di urlare, matta! Lascia che tiriamo fuori la Marisa!” disse la gente, sospingendola lontano, mentre a fatica, smoccolando, il Gianni-del-fontanino riemergeva dal cratere: “E aiutatemi, no? Non ce la faccio da solo!”
“La piccina! Ho visto la piccina”
“Fate tacere la matta, che è già dura senza di lei intorno!”
Ecco che finalmente la Marisa era fuori, non ancora cosciente ma viva e cercarono di rianimarla, tra le grida: “La piccina! La piccina! Ho visto la piccina!”…..ma era la “matta”, in paese nessuno l’ascoltava.
Quando, poco tempo dopo, la Marisa riacquistò finalmente i sensi, la prima cosa che disse fu:”Chiarina! Chiarina! Dov’è Chiarina? La mia bambina! Ditemi che sta bene!”
La matta era ancora là, intorno al cratere: “La piccina! La piccina! Ho visto la piccina!”.
Trovarono il corpo di Chiarina sul fondo della pozza, dove era caduta, camminando insieme alla Marisa.
“La piccina!”…si sentì ancora urlare...
…..ma era la “matta”, in paese nessuno l’ascoltava.
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