
Non mi considero una formica, perché non sono in grado di lavorare e lavorare e lavorare ed accumulare ed accumulare ed accumulare per l’inverno e poi ricominciare e non fermarsi mai:
incontrando un’altra formica, non aver tempo per chiederle della gioia, della noia e del pianto di questa vita; sedere la sera tra amiche formiche senza sapere che cosa dire, fermarsi davanti ad una pozza senza chiedersi cosa ci sia al di là diquell’immenso mare.
Provare a capire da dove viene ogni tanto questa strana malinconia, potremmo dire “saudade” come quel male di vivere che hanno i popoli dell’alto mediterraneo, da Genova alla spagna, in un continuo pendolo tra desiderio di partire e voglia di restare, guardando l’orizzonte marino.
Chissà come fanno quelli per cui l’estate non finisce mai.
Chissà perché alcuni evadono dalla vita quotidiana rifugiandosi nell’altrove, potremmo dire “allieur” come quell’attimo in cui un profumo o un’immagine ti evocano suggestioni indefinite, forse ricordi di un’altra epoca, di luoghi visti tanto tempo fa o forse solo immaginati.
Chissà come fanno le formiche a sentirsi uniche, in mezzo a vite tutte uguali e case tutte uguali.
Tuttavia, non mi posso nemmeno considerare una cicala, perché anche quando canto con trasporto mi immagino volare sospeso nelle più soffici tra le nuvole e tuttavia, in questa immagine, non riesco a dimenticare di controllare di avere il casco e di studiare la direzione dei venti e i cambiamenti delle temperature e dell’umidità, per essere in grado di scendere a quote più basse, se dovesse sopraggiungere un tifone;
quindi anche nel volo immaginario cerco attenzioni concrete, come farebbe, chissà, una formica volante.
Dunque non sono una formica ma non sono nemmeno una cicala…forse sono uno strano incrocio….sono una ciclica…..
…..sono una formala!
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